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Scarica film giuseppe moscati

Posted on Author Grotaxe Posted in Film

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Biografia di un santo, priva di retorica, interpretata con sentimento Marianna Cappi Giudicata miglior miniserie al Roma Fiction Festival , la doppia puntata di Giuseppe Moscati si apre su Napoli agli esordi del Novecento, dove il giovane protagonista, appassionatosi alla medicina in seguito alla morte del fratello, supera il concorso per un posto all'Ospedale degli Incurabili dimostrando eccezionali capacità diagnostiche.

Lo straordinario, dunque, nella vita - anche televisiva - di Moscati, va cercato nelle scelte dell'ordinario, del quotidiano, sempre improntante a preferire l'umiltà e il sacrificio, fino all'offerta completa di sé. La sceneggiatura si costruisce lungo i lati di un quadrato, ai vertici del quale stanno Moscati e l'amico di gioventù Giorgio Piromallo, da un lato, e la principessa Elena e la popolana Cloe, dall'altro.

Gli scenari fastosi della Napoli aristocratica e gli antri dickensiani dei quartieri spagnoli suppliscono in spettacolo e movimento alla difficoltà di drammatizzare una vita di scelte giuste, che non conosce l'errore e finisce prematuramente in gloria. Eppure, quest'ennesima e certamente non ultima biografia di un santo, sfugge alla retorica grazie all'interpretazione sentita e coinvolta di Giuseppe Fiorello nei panni del protagonista. Già credibilissimo Salvo D'Acquisto , Fiorello aderisce al personaggio di Moscati come ad una seconda pelle, mettendo in ombra tanto la Smutniak -che ha dimostrato di poter fare di meglio- quanto Ettore Bassi, che veste gli abiti di Giorgio come fossero il costume di scena di una recita, lasciando trasparire troppo spesso la finzione.

Ma forse la vera sorpresa della miniserie sta nel contributo di Paolo Casella nel ruolo di Cloe: corpo e voce di grandissima verità.

A trentun'anni il dottore vinse il concorso di Coadiutore negli Ospedali Riuniti posto ambito da medici di tutta Italia , facendo stupire tutta la commissione grazie alla sua eccellente preparazione. Sempre nel Moscati fu inviato dal Prof. Gaetano Rummo ad essere corrispondente per l'inglese e il tedesco di "La riforma Medica" da lui fondata prima come quotidiano, poi come settimanale e poi come quindicinale. Nella sala settoria, infatti, sapeva trovare preziose occasioni apostoliche, per invitare i suoi allievi e i medici presenti a meditare sulla caducità delle cose umane in rapporto agli eterni valori dello Spirito.

Il Prof. Quando pregai il collega Rossiello di considerare la possibilità di trascrivere e commentare i verbali autoptici, che avevo ottenuto dalla cortesia del collega Renato Guerrieri, ero convinto di aver affidato il materiale ad una persona che alla competenza in anatomia patologica accoppiava una notevole spiritualità.

Pensavo in verità che il lavoro del collega Rossiello potesse mettere in luce aspetti particolari di questa attività aggiuntiva del Moscati il quale svolgeva comunque come attività preminente quella di Primario medico. Non credo di illudermi nel pensare che il collega Rossiello, come è già altre volte successo a me, è stato captato dalla personalità di Moscati e quindi, al di là delle intenzioni iniziali, si è fatto prendere la mano per scoprire i sempre nuovi risvolti umani e spirituali che si ricavano dalla lettura della sua vita e dei suoi manoscritti.

Moscati ebbe l'idea di far collocare su di una parete della Sala, ma in alto, come a dominare tutto l'ambiente, un Crocifisso con un'iscrizione che non poteva essere più felice: "Ero mors tua, o mors.

Le autopsie per Moscati erano lezioni di vita. Chiedo scusa ai lettori se mi sono dilungato.

Il lavoro dell'intero cast e queste piccole annotazioni consetono , mi auguro, una ricostruzione più fedele della vita di questo medico laico e Santo. Good Ciak! Un buon film, che fà conoscere questo grande Santo anche ai giovani un po' "distratti", in quanto film per la tv. San Giuseppe Moscati non deve essere solo un esempio di carità, ma anche lasciatemi passare il termine uno "stile di vita lavorativa".

Io tutte le mattine ringrazio il Signore per la notte passata ed il giorno che mi appresto a vivere, e prego San Moscati di intercedere per me nella giornata lavorativa!!

Ringrazio di cuore la Libreria del Santo per l'inspettato quanto gradito regalo: un libro su Primo Mazzolari. Beppe Fiorello, somigliantissimo, si è calato in modo magistrale, nei panni del Santo medico. Ringrazio il regista che l'ha ideato. Lidia Font il 27 ottobre alle ha scritto: Un film molto ben fatto. Altamente raccomandabile.

Da bambina mi portava in ospedale a visitare i suoi malati. Quelli terminali li mandava a casa a morire nel loro letto, ma tutte le mattine papà li andava a visitare a casa ordinandoli delle punture contro il dolore. Sono passati moltissimi anni da allora e quel mondo è scomparso lasciando il posto alla scienza razionalista. I valori sono spariti, ma c'è ancora un po' di carità che rende felici ed appagati. Grazie per questo stupendo film.

Cordialmente Miryiam marcella, marcemilani yahoo. Vorrei il titolo di una biografia attendibile del santo. Giuseppe invece resta fedele all'ospedale e si dedica all'ammaestramento delle nuove generazioni di medici.

Il suo modo inconsueto di intendere la professione, la sua profonda cultura che tende sempre a varcare i limiti del già conosciuto, a sperimentare e trasgredire sempre in nome dell'umanità della cura e dell'empatia con chi soffre, lo fa diventare assai popolare e il gruppo di studenti al suo seguito diventa sempre più folto.

Giuseppe Moscati. L’amore che guarisce. Sabato 21 marzo alle 21.30

Tra loro due giovani promettenti sono i suoi pupilli: si chiamano Umberto ed Arcangelo e a Giuseppe ricordano, per indole e carattere, quello che erano da giovani lui ed il suo amico Giorgio.

Ottenere la mano di Elena Cajafa e averla al suo fianco come moglie, sembra adesso il logico compimento del suo percorso di uomo, ma la sera in cui Giuseppe si sta recando dal Principe per fare la sua richiesta, una scoperta terribile lo distoglie dalla sua gioia riportandolo verso la sua missione di medico: il colera. Il sospetto di un epidemia, assai frequente nei vicoli sporchi e fatiscenti di Napoli, lo porta là dove il suo aiuto è prezioso quanto più è tempestivo. L'abito da sera che aveva indossato per varcare la soglia di un mondo dorato, lo accompagna invece nel mondo dei diseredati e nel buio dei vicoli dove il sole non penetra mai.

Il contatto con il ventre buio della città apre una nuova fase della sua esistenza e mina irrimediabilmente l amore per Elena e la possibilità di una vita normale. Non c è posto per una famiglia nella vita di chi ha scelto che la sua famiglia siano i diseredati. Non ha più nulla della ragazza affascinante e mercenaria, è malata, distrutta e sola.

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La sua decisione, segno di un cinismo ormai senza speranza, è causa della definitiva lite tra i due amici. Giuseppe decide di assistere Cloe nella sua fine, tenendola a casa sua malgrado il dissenso di Nina, che vede in quella donna perduta un offesa alla casa paterna e la fine delle possibilità sociali di Giuseppe. Giuseppe, è l'unico cuore pietoso che si è assunto l'onere di accompagnare Cloe in quel passaggio difficile, da un mondo conosciuto ed amato ad un altro che, senza il conforto della fede, mette paura.

Proprio lei, la bella ballerina del caffè chantant, gli confessa in punto di morte, di avere avuto un figlio da Giorgio e di averlo abbandonato in un orfanotrofio.

Gli chiede quindi di ritrovarlo e chiudendo gli occhi affida fiduciosa a Giuseppe il destino del suo bambino. Mentre il matrimonio di Giorgio ed Elena riempie le cronache mondane, Giuseppe si mette alla ricerca di quel figlio innocente, macchiato da una colpa che non ha.

Ma Cloe ha lasciato nella vita di Giuseppe un segno ancora più indelebile. La voce si è sparsa tra i diseredati e gli umili: quel medico dal quale anche il grande Caruso chiede di essere visitato, ha preso in casa sua una donna che tutti gli altri avrebbero lasciato morire per strada. Da quel momento Giuseppe comincia a curare tutti coloro che gli ospedali rifiutano, accogliendoli in casa sua, preoccupandosi se non hanno cibo e istituendo un artigianale cassa mutua, perché i più ricchi possano pagare le medicine dei più poveri.

Quei poveri diventano anche per Nina la famiglia che le è mancata, i figli che non ha avuto. E quando tra quei volti emaciati si confonde quello ancora bellissimo di Elena Cajafa, sembra che un fiore sia spuntato, incongruo ed insolito, tra la gramigna e le ortiche. Elena ha voluto e vuole rivedere Giuseppe per confidargli che non è felice. E che la sua vita, sebbene ricca e piena, si aggira oramai in un deserto.

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Elena teme di non poter avere figli ed è venuta da lui perché le confermi una volta per tutte quella diagnosi. Giuseppe la conferma, ma le dice anche che l'amore spesso si trova anche là dove non avevamo mai pensato di trovarlo e la porta in un orfanotrofio dove proprio il figlio di Cloe e di Giorgio colpisce il cuore di lei.

Quel bambino adesso ha trovato un padre ed una madre. È il Giuseppe è ormai stanco e malato, affaticato da quella vita dedita alle sofferenze altrui.

La sua casa è spoglia, anche le sue ricchezze sono 8 9 state date alla cura dei poveri. Una decisione improvvisa, dopo tanti anni, quasi una intuizione divina, ed una premonizione. Giorgio è stato sospinto fin là da qualcosa di potente e misterioso, qualcosa che somiglia ad un miracolo. Per raccogliere come balsamo le parole di Giuseppe e la rivelazione che quel figlio che ora lui ed Elena amano come fosse loro, è il figlio suo e di Cloe. Quella ragazza che lui aveva scacciato e che è stata per tanti anni il suo rimorso.

Quando Giorgio esce da casa di Giuseppe le campane suonano a lutto. E quando chiede cosa è successo, chi è morto, la gente del popolo con le lacrime agli occhi gli risponde: Giuseppe Moscati, il medico dei poveri.


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